Reclutamento Consulenti Finanziari e Private Banker Codogno, Il reclutamento, o ricerca e selezione che dir si voglia, dei Consulenti Finanziari e dei Private Banker (nelle reti di consulenza) è da sempre un’attività impegnativa.

Il cambiamento fa paura al candidato, il quale fatica a scendere sul terreno della razionalità. Spesso la paura lo blocca, oppure la mancanza di stimoli inibisce qualsiasi valutazione. Si tratta di accompagnarlo in un percorso, aiutandolo a razionalizzare ed a valutare con serenità l’opportunità offerta.

Per esempio, un private dipendente bancario con un portafoglio di 70 mil fidelizzato, e RAL di € 60.000, non riesce a rendersi conto che il rischio reddituale non sussiste.

Eppure, facendo due conti molto prudenziali, trasferendo solo 20 mil, raddoppierebbe / triplicherebbe il suo reddito nell’immediato, e migliorerebbe la sua qualità della vita.

In realtà, se scegliesse una rete bancaria, trasferirebbe perlomeno 35 mil entro i primi 12 mesi, che costituirebbero il suo portafoglio iniziale.

Non avrebbe più obiettivi da conseguire, campagne da realizzare, orari da rispettare, ferie da richiedere.

Potrebbe offrire ai suoi clienti una gamma amplissima di investimenti a fronte dei soli fondi della casa/gestioni patrimoniali della casa/obbligazioni della casa/certificati della casa che oggi colloca. Potrebbe trasferire l’attività ad un figlio, quando vorrà andare in pensione. Potrebbe misurarsi, se ne ha voglia e capacità, con un incarico manageriale. Potrebbe capitalizzare il lavoro di venti, a volte trent’anni. Avrebbe la possibilità di incrementare il suo reddito senza limiti.

Tra gli effetti della Mifid2 ancora da studiare a fondo c’è quello legato al reclutamento dei consulenti da altre reti. La nuova direttiva obbliga gli intermediari ad “agire nel miglior interesse dei clienti” evitando di remunerare e incentivare il personale secondo modalità incompatibili con questo principio. Lo dice l’art. 93 comma 1 del nuovo Regolamento Intermediari appena pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (delibera Consob n.20307
del 15/02/2018). L’articolo affronta il tema della remunerazione e incentivazione del personale in relazione ai conflitti di interessi emergenti da una loro non corretta applicazione, abrogando quello precedente del 2007 (n.16190). Tanto che il comma 2 dello stesso articolo ribadisce: “ai fini del comma 1, gli intermediari non devono adottare disposizioni in materia di remunerazione, target di vendita o d’altro tipo che potrebbero incentivare il personale a raccomandare ai clienti al dettaglio un particolare strumento finanziario, se può essere offerto uno strumento differente, più adatto alle esigenze del cliente”.

Certo, si tratta di lavorare ed impegnarsi, non è certo una rendita…

Si tratta di una attività imprenditoriale a basso rischio, ad alta potenzialità di reddito e senza investimento di capitale.

Il momento è più caldo che mai per il calciomercato dei private banker e dei promotori finanziari.